L'arbitro è chiamato a intervenire "non per punire il reo di infrazione come persona, come giocatore, ma per ripristinare la situazione agonistica alterata dall'infrazione".
Pur svolgendo questa necessaria e nobile funzione, la figura dell'arbitro è spesso percepita dai giocatori e pubblico come quella di un antagonista, talvolta fattore di ingiustizia.
Da molto tempo, da quando ha scelto la strada dello sport educativo, il CSI ha iniziato a interrogarsi sulla possibilità, e poi sulla necessità, di affidarsi ad una figura di arbitro diversa, più rispondente alla propria scelta di fondo, capace di superare nei fatti tutte le ambiguità di cui abbiamo detto, legate al modo tradizionale di fare sport e quindi al modo tradizionale di essere arbitro.
Da quella riflessione nacque il disegno di un arbitro che non fosse tutto casistica e regolamento, ma che si ponesse quale socio e operatore sportivo al pari degli altri operatori associativi, consapevole che il proprio ruolo fondamentale è quello di educare attraverso lo sport.
Se tutti gli operatori associativi sono responsabili del raggiungimento delle finalità educative che l'Associazione si propone, il compito educativo dell'arbitro è ancor più significativo in quanto egli è l'operatore sportivo che vive a più stretto contatto con il praticante nei momenti topici dell'attività sportiva, sul luogo che è deputato ad accogliere quell'attività: il campo di gioco.